COME GIULIETTA E ROMEO

#milleamori – ep. 06

Autori:
concept e fotografie di Alessandro Baglioni – testi: Vanessa Bellan
Location: Hotel Palazzo Victoria – Ceremony: Juliette House, Verona

Io e Beatrice siamo amiche da sempre, è come una sorella per me.

Ci siamo conosciute alle medie, ma non è stato amore a prima vista, anzi, all’inizio non ci sopportavamo proprio.

Eravamo diverse in tutto, lei in prima fila, io nell’ultima, lei con i pennelli e la tavolozza sempre pulita nell’ora di artistica e io che puntualmente mi dimenticavo di lavarla a casa e davo una sciacquata all’ultimo secondo, lei con i capelli perfetti, io costantemente con la coda perché non riuscivo mai a dargli un verso, lei silenziosa, io a fare confusione con i maschi.

Poi un giorno mi prestò il righello e la sua precisione geometrica entrò magicamente a far parte del mio caos totale e così con il tempo, io mi sono un po’ ricomposta e lei si è un po’ scomposta.

Oggi siamo in viaggio, stiamo per arrivare a Verona, Beatrice qui ha i suoi nonni e io una storia d’amore di cui ho sempre voluto vedere i luoghi, Romeo e Giulietta.

“Mi raccomando Amélie, alle 19 in stazione.”

“Va bene.”

“Puntuale.”

“Ultimamente sono migliorata.”

“Amélie, iniziare a indossare un orologio non vuol dire migliorare nella puntualità. Ogni tanto devi anche controllare che ore sono…”

“Ma certo, fidati!”

“Come sempre.”

Ci salutiamo sorridendo e ognuna s’incammina verso i propri impegni.

Com’è vivere in una città che ha come principale eredità una storia d’amore dall’esito terribile?

Mi guardo intorno e dopo qualche passo mi ritrovo davanti a un muro pieno di dediche d’amore, di promesse, ci sono anche due sposi che stanno lasciando la loro firma.

C’è un contrasto bizzarro, e al tempo stesso bellissimo, tra la felicità di quei due innamorati e la tragedia d’amore che si snoda invisibile lungo le mura della città.

Quella scena sembra gridare una grande verità: non importa quanto possa finire male un grande amore, i grandi amori sono così rari che la loro potenza resiste per molto più tempo, forse per sempre, andando al di là degli amanti stessi.

La storia d’amore di Romeo e Giulietta rientra in quel genere di relazioni che sono state talmente belle, talmente magiche, talmente inaspettate, desiderate e combattute che, una volta giunte al termine, l’universo le prende in custodia per preservarle in eterno.

Storie così servono a ricordarci che l’amore è esistito, esiste ed esisterà, sono i musei di questo sentimento, quelli dove le persone vanno per ricordarsi che non sarà affatto facile, ma che comunque vada resta la cosa migliore della loro vita.

Amélie alza la testa verso il balcone di Giulietta e vede un uomo che scatta una foto, poi abbassa la macchinetta ed ecco che lo riconosce.

Resta impietrita, non sa bene cosa fare, non può mettersi a urlare come se fosse una rivisitazione moderna di Romeo al femminile… e poi per dirgli cosa?

Abbassa la testa e ci pensa un attimo.

Fondamentalmente non lo sa, è alla ricerca di qualcosa che quell’uomo possiede ma lei stessa non sa cosa sta cercando e quindi… che diavolo potrebbe mai dirgli?

Rialza la testa, Ed Paprika in quel momento sta guardando giù, ma si sposta improvvisamente e va via dal balcone e, in quel preciso istante, Amélie ha come la sensazione che lui sappia di avere qualcosa che le appartiene e non voglia dargliela.

Amélie guarda l’orologio, sono quasi le sette, oggi non può davvero tardare: tralascia l’ennesima coincidenza che la lega a Ed Paprika e si dirige verso la stazione, però torna a casa con una nuova consapevolezza.

Se un giorno lo rivedrà, non esiterà più a raggiungerlo, perché forse, una volta faccia a faccia, non sarà necessariamente lei a dover parlare per prima.

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