VEDO DOPPIO

Un amore al quadrato

Fotografo: Alessandro Baglioni – Testo: Vanessa Bellan
Cerimonia e ricevimento: L’Andana – Grosseto, Tuscany
Amelie stava correndo o meglio, stava provando a muoversi più velocemente di quanto già non facesse nella normalità.
“Da oggi, ogni giorno, correrò per un’ora, magari facciamo mezz’ora”
Si ripeteva tra se e se, un tentativo vano di dar vita a un buon proposito e portarlo a termine.
Dopo una decina di minuti, come da copione, il fiato le inizia a mancare, lo sport non è proprio il suo pane quotidiano, rallenta, si ferma, si accovaccia un attimo per terra, abbassa la testa, fino a toccare con la fronte le ginocchia e fa dei respiri profondi, poi sente dei bambini ridere e alza la testa di scatto, guarda stralunata la scena, si stropiccia gli occhi, cerca di capire se sta per svenire, se le gira la testa, insomma, cerca di capire per quale ragione fisiologica o psicologica ci stesse vedendo doppio.
Di fronte a lei due spose perfettamente identiche, per un attimo lascia perdere l’analisi sulla veridicità della scena e si sofferma solo su quello che le sta passando davanti e inizia a pensare.
Erano belle, erano davvero molto belle, chissà, forse quando qualcosa è molto bello viene riprodotto in più copie per salvarci dal brutto della vita che sembra essere sempre in vantaggio.
Questo pensiero viene interrotto dall’arrivo di due uomini che baciano le due spose, Amelie li osserva per capire se ci stesse davvero vedendo doppio ma i due sposi non erano affatto identici ed ecco che capisce di essere stata catapultata in un amore al quadrato.
Incuriosita le segue di nascosto e finisce in un enorme sala dove c’è uno specchio gigantesco, si guarda con la coda dell’occhio e pensa al concetto di unicità, un concetto apparentemente bizzarro ad un matrimonio così, sorride, lei l’avrebbe voluta una gemella, l’avrebbe voluta tanto.
Le balena in testa una cosa che le aveva detto un uomo molto tempo fa:
“Tu sei la sola, tu sei la sola ad essere una foresta nera, una di quelle foreste con gli alberi altissimi, imponenti, che ti mettono addosso tanto disagio quanta curiosità.
Ti presenti come un luogo da cui girare alla larga e francamente in un primo momento verrebbe voglia di scappare, se non fosse che una volta vicini al tuo primo ramo, si intravedono da fuori giochi di luce così intensi che improvvisamente non importa più quanta oscurità si dovrà attraversare.
Sei una foresta nera con squarci di sole al suo interno che farebbero invidia a qualsiasi spazio di cielo affacciato sul mare.”
Francamente quella descrizione non le era dispiaciuta, non sapeva quanto ritenerla vera, però non le era dispiaciuta affatto.
Poi un grido di gioia, una palla, di nuovo quel gruppo di bambini che gioca, ma ecco che poco più in là, sullo sfondo, c’è una bambina vestita di bianco rannicchiata su una sedia, ecco, lei non è affatto una foresta nera, lei è una prateria sconfinata.
Osserva quella bambina e pensa che un giorno diventerà una donna bellissima, una di quelle rare donne che hanno la bellezza che gli zampilla fuori dagli occhi, tu la guardi e non sai più se vale ancora la pena riempirsi gli sguardi di paesaggi mozzafiato o lasciare a lei tutto lo spazio possibile, si insomma una di quelle creature che se te le ritrovi per caso davanti, dopo qualche anno di assenza, e ha messo su qualche chilo, ti viene naturale pensare che non sia ingrassata ma che le si sia solo appesantito il cuore.
Grazie, grazie infinite all’amore che non divide ma moltiplica.

DOUBLE VISION

A love story squared


Wedding Photographer: Alessandro Baglioni – Story teller: Vanessa Bellan

Ceremony and Reception: L’Andana – Grosseto, Tuscany

Amelie was running, or at least she was trying to move quicker than she usually did.

“From today on, every single day, I will run for one hour, ok, let’s make it half an hour,” she repeats to herself, in a futile attempt to make a resolution and stick to it.

After about ten minutes, as one would imagine, she begins to run out of breath: sport isn’t exactly her fortè. She slows down, she stops, she kneels for a moment upon the ground, lowers her head to touch her forehead to her knee, and takes a few deep breaths. She suddenly hears children laughing, sharply raises her head, observes the bewildering scene, rubs her eyes, thinks she may faint, and feels dizzy. She tries to understand why for whatever physiological or psychological reason she is seeing double. Right before her are two perfectly identical brides. For a moment, she abandons the self-analysis regarding whether what she is seeing, is in fact real, focuses on what passes before her eyes, and begins to think.

They were beautiful, they were really, very beautiful. Who knows, maybe when something is extremely beautiful, it is reproduced in more than one copy to save us from the ugliness of life that always seems to outweigh the beauty. This thought is interrupted by the arrival of two men who kiss the two brides. Amelie observes them and tries to figure out if she is really seeing double, but the two grooms were not identical, therefore she realizes that she has been privy to a love story squared.

Curious, she follows them without being seen and finds herself in an enormous hall where there is a gigantic mirror. She sees herself out of the corner of her eye and thinks of the concept of uniqueness, an apparently bizarre concept at a wedding like this. She smiles to herself and thinks how she would have loved to have had a twin sister, she would have loved that a lot.

Something a man had said to her many years ago, still weighed heavily upon her: “You are unique, just like a black forest, one of those forests with really tall, powerful trees, which provoke as much difficulty as curiosity. You give the impression of being a dark place to avoid, and frankly at first glance, you make one want to escape, if not for the fact that once someone finds the courage to approach your closest branch, he begins to see such intense, luminous sparks of light through those obscure branches that having to travel through the darkness to reach those lights, no longer matters. You are a black forest with such stupendous patches of sunshine on the inside that even the sky overlooking the bluest sea would be envious. ”

Frankly, she wasn’t exactly unhappy about that description, she didn’t know how much she agreed with it, but she didn’t mind it all.

Then, a cry of joy, a ball, once again the group of children playing, and just a bit further in the background, there is a little girl dressed in white curled up on a chair. Here she is not at all a black forest, she is an endless prairie.

Looking at that little girl, she thinks that one day she will become a beautiful woman, one of those rare women whose beauty gushes from her eyes. You look at her and you no longer know whether it is worth your time to hunt for breathtaking landscapes or to dedicate yourself entirely to observing her: one of those creatures that you run into after many years, and who may have gained a few pounds, yet you barely notice, it just seems as if her heart has become heavier.

Thank you, infinite thanks to love that doesn’t divide, it multiplies.

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