I COLORI DI AMELIE

#MILLEAMORI – ep. 01

Autori
soggetto e fotografie di Alessandro Baglioni – testi: Vanessa Bellan
Si ringrazia Blanchard Uomo – abbigliamento e accessori

Basta un rapido sguardo per capire che i vestiti colorati di Amélie, la sua aria ribelle, quel suo continuo arricciare le labbra, alzare gli occhi, muoversi senza aver mai voglia di fermarsi, non sono altro che la punta di un iceberg che nasconde un groviglio di pensieri lanciati ad alta velocità nella sua testa, tutto il giorno, tutti i giorni, senza mai timore di schiantarsi contro qualche neurone, sinapsi o corteccia.

Per Amélie è estremamente faticoso rimanere esattamente nel punto in cui è, proprio lì.

Le dai il benvenuto e dopo un po’ l’hai già persa, qualche sua cellula è di certo in fuga pazza da quella stretta di mano, lontana mille miglia dalla battuta successiva che servirebbe a rompere il ghiaccio.

Non è vittima di colpi d’assenza, semplicemente reputa uno spreco di tempo restare per più di qualche minuto, tutta intera, in un solo posto.

Si dissolve per avere sempre di più, ma, di tanto in tanto, si ricompone in un battibaleno, ritorna completa in un istante, per una frase perfetta, un’idea geniale, un dettaglio imperdibile, ecco che si ricostruisce e si salda come se non dovesse scollarsi mai più.

In quegli attimi si sente un’entità dall’anima sciocca, puntualmente si rammenta di tenerlo bene a mente che l’essere un po’ qui e un po’ altrove rischia di farle perdere molto, forse quasi tutto.

Non si dovrebbe mai giocare con la materia, si rischia, un bel giorno, di ritrovarsi obbligati a rimanere per sempre un po’ qui e un po’ altrove e mai più realmente da qualche parte.

Ma si sa che si dimenticano un sacco di cose importanti dopo averle imparate.

Ma la cosa più assurda di lei sono le risposte che riesce a darti:

“Amélie cosa vorresti essere da grande?”

“Ho visto un bambino di 10 anni essere già grande e una donna di 35 non esserlo ancora, io non lo so se sono ancora piccola oppure già grande, tuttavia un mese fa volevo essere una volpe e invece mi sono trasformata in una giraffa, ho assaggiato l’uva ed era acerba per davvero.”

E tu resti in silenzio perché ti verrebbe da strozzarla e contemporaneamente da darle ragione e allora la guardi inciampare tra uno scaffale e l’altro, aspettando con ansia che ti dica cosa vorrà diventare la prossima settimana.

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