MILLEAMORI – APPUNTI DI VIAGGIO

ep. 09 – UN LAGO DA MILLE E UNA NOTTE

Autori:
concept e fotografie di Alessandro Baglioni – testi: Vanessa Bellan

“Ricordati che un mare e un lago non potranno mai comprendersi. E quando cercherai di farlo capire alle persone, i più con supponenza ti risponderanno che sono loro a essere il mare e tu sarai d’accordo, perché per bagnare tutte le terre che ti toccano non ci vuole niente, il difficile è scavare nel profondo per trovare la propria acqua.”

Questa frase Amélie l’avrà sentita ripetere da sua mamma un milione di volte e il bello è che lei di laghi, pesca e altro non ha mai saputo niente e, come lei, nessuno della sua famiglia.

Nata e cresciuta al mare e forse questa è la seconda volta in vita sua che vede un lago.

“Edoardo, perché mi hai portato sul Lago di Garda?”

“Per fare qualcosa di diverso e poi tu secondo me vai d’accordo con i laghi.”

“Cosa te lo fa credere?”

“Io ogni tanto ti guardo e so che non ti devo disturbare, che sei altrove, intenta nella tua testa a discutere con te stessa di chissà cosa, proprio come i laghi. I laghi non vanno disturbati. Guardati intorno, tutti vicini alle sue acque ma nessuno che ci si butti a capofitto, anche i bambini giocano in maniera più silenziosa, non come al mare dove urlano e si dimenano.

Sembra che esista una regola implicita che gli esseri umani si sono tramandati di generazione in generazione e che impone di essere composti di fronte a un lago.”

“Il lago è un luogo di pesca, se si urla i pesci scappano.”

“Cara Amélie, non credo che proprio tu ti sia limitata a questa spiegazione.”

Amélie gli fa una smorfia e si avvia per fare una passeggiata, Edoardo sorride e torna a prendere il sole su quella che era stata fino a qualche ora fa la tovaglia del loro pic-nic.

Camminando, Amélie vede da lontano una mamma seduta su una panchina con davanti a sé un passeggino viola e due piedini piccolissimi che spuntano fuori, le sta parlando e lei vorrebbe tanto avvicinarsi per sentire cosa le sta dicendo.

I discorsi che le mamme fanno ai loro figli neonati sono di una bellezza disarmante, devono spiegare ogni singolo frammento del mondo con le parole più semplici possibili e poi spiegare ogni singola parola che hanno usato e in seguito trovare una spiegazione anche per le parole che hanno usato per descrivere le prime, insomma devono smontare ogni cosa pezzo per pezzo, fare continui discorsi a matrioska.

In preda alla curiosità, Amélie decide di avvicinarsi un altro po’, ma si blocca quando vede un uomo che tiene per mano un bambino avvicinarsi alla carrozzina. Non appena la famiglia è riunita, Amélie riconosce subito chi sono.

Aladdin e Jasmine con i loro figli e stavolta è certa che non si tratti di un sogno.

Vorrebbe andare da loro e dirgli:

“Ma allora esistete veramente!”

Una strana euforia le percorre tutto il corpo, vorrebbe raccontargli del bosco, della casa, del pianoforte, dell’albero di Natale e di Ed Paprika.

Già, anche di lui, perché se loro esistono forse è anche vero che Ed Paprika fa il giardiniere.

Amélie mentre fissa i capelli di Jasmine ricorda di aver letto un libro che parlava dei sogni e in quelle pagine si affermava che a volte incrociamo qualcuno, vediamo qualcosa ma senza esserne consapevoli, tuttavia quest’immagine si imprime nel nostro inconscio e, quando ci addormentiamo e la nostra coscienza ci abbandona, ecco che tutte queste cose riaffiorano alla mente.

“Chissà cari Aladdin e Jasmine dove vi ho rivisti, dove ci siamo già incrociati e poi, già che ci siete, toglietemi una curiosità: nei giardini dei sultani, i giardinieri tagliano il prato vestiti di tutto punto?”

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