L’INCONTRO

#MILLEAMORI – ep. 02

Autori:
soggetto e fotografie di Alessandro Baglioni – testi: Vanessa Bellan
si ringrazia Blanchard Uomo – abbigliamento e accessori

Ci sono dei giorni che sembrano fatti apposta per interrompere la normalità. Giorni in cui accade qualcosa, in apparenza di assolutamente irrilevante, eppure dopo non si è più la stessa persona di un attimo prima.

Un dettaglio che entra come un granello di sabbia nell’occhio, un pensiero nuovo, appena nato e già abbastanza cresciuto da essere autonomo e non lasciarti in pace.

Amélie, poco prima di inciampare in quel dettaglio, stava cercando in un negozio un paio di pantaloni da regalare al suo fidanzato per il compleanno. Come spesso le accadeva, guardava tra gli scaffali senza vedere realmente qualcosa.

Pensava ad altro, era lontana anni luce da quel negozio.

In realtà cercava di far quadrare alcuni ragionamenti, ma come al solito la logica le sfuggiva di mano e le restava difficile non confondersi con l’immaginazione.

“Non conoscere la fine è già un buon inizio.”

Fu questa frase a interrompere il flusso di pensieri e a riportarla in quel negozio.

Una voce maschile, con tono basso e calmo aveva pronunciato quella frase che aveva colpito in pieno Amélie.

Lei, che una volta trovato l’inizio di qualcosa andava sempre all’affannosa ricerca della fine per non farsi travolgere dagli eventi e restarne impantanata, aveva sentito la voce di qualcuno cui non interessava affatto la fine, che accettava di buon grado un inizio sconfinato e una conclusione che sarebbe arrivata in un momento qualunque.

Si voltò leggermente in direzione di quella voce e con la coda dell’occhio lo vide.

Era un uomo, abbastanza alto, con i capelli brizzolati, gli occhiali e una giacca elegante.

Non aveva l’aria dell’uomo in carriera, eppure ostentava la sfacciata sicurezza di chi pensa di saperne più degli altri e non era di certo pronto per andare a una festa, o per lo meno l’atteggiamento non era quello di chi indossa un abito da occasione speciale. Era del tutto a suo agio, come chi ama vestirsi bene tutti i giorni e ormai sa portare qualsiasi cosa.

Ad Amélie, ventiquattrenne dai capelli fluenti e dalle gambe lunghe, con un’insicurezza nascosta male nell’interno del polso sinistro, sotto quel sole che le sue vene avevano disegnato fin da piccola su di lei, quell’uomo era rimasto fin da subito antipatico e al tempo stesso necessario.

Che cosa vuol dire quando una persona la senti necessaria?

Non lo sapeva neppure lei, ma guardandolo parlare due scaffali più in là con quelle due persone ebbe la sensazione di averlo già incontrato.

Ebbe l’immagine di una foglia che si posa sulla spalla di quell’uomo e che d’improvviso il vento fa volare via fino a restare intrappolata nei suoi capelli lunghi e così, in un qualche modo che lui non sa e Amélie non comprende, qualcosa li unisce.

In quel momento l’uomo alza la testa, Amélie si volta dandogli le spalle, poi sente la porta del negozio aprirsi e chiudersi, appoggia i pantaloni sul primo scaffale vuoto e fa per andarsene, poi si ferma e torna a cercare il regalo per il suo fidanzato, ma ormai quel pensiero le è entrato in circolo e una delle due persone con cui quell’uomo stava parlando non fa che aumentare la sua curiosità con una frase detta a voce troppo alta:

Ed Paprika è un genio nel farti vedere quello che vuole“.

Adesso Amélie aveva anche un nome, o meglio aveva SOLO un nome e una frase che poteva voler dire tutto e niente, ma questo bastò per farla uscire da quel negozio alla ricerca di quell’uomo.

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