LA LEGGENDA DELLA POLTRONA BIANCA E NERA

CHE OSPITA SOLO PERSONE COLORATE

Fotografie di Alessandro Baglioni – Testo di Vanessa Bellan
Abiti uomo: Blanchard Uomo, Grosseto
Abiti donna: Inferno Più, Grosseto
Calzature: Cianci Shoes, Grosseto

Esiste, da qualche parte nel mondo, una sala dorata con un’unica poltrona coperta di disegni in bianco e nero.

In quella sala vive un gruppo di amici apparentemente simili ma con storie lontane anni luce tra loro. Sono tutti coloratissimi ed ognuno è innamorato di un colore diverso. Ballano tutti a tempo ma ciascuno seguendo il proprio ritmo.

C’è l’uomo dalla giacca gialla che è sempre accanto alla donna tatuata. Si sono incontrati per caso appoggiati a quella poltrona e condividono la consapevolezza di appartenere alle lancette di orologi diversi. Lui pioniere di un futuro prossimo e lei regina di un passato imperfetto. Non parlano mai al presente.

L’uomo blu cobalto, invece, è allergico al cielo. Starnutisce senza sosta quando, per sbaglio, guarda in alto. Per sfidare questa sua debolezza si veste ogni giorno di quel colore “nemico”, perché, come spesso accade, ciò che ci complica la vita è anche ciò che amiamo di più.

La donna con il turbante è costantemente contesa tra il fuoco e l’acqua. Cammina sui carboni ardenti e si copre i capelli perché ad ogni mezzogiorno le piove sulle spalle. Seduta sulla poltrona, osserva appena può l’uomo blu cobalto. Lui sa cosa ama e cosa odia senza bisogno di dividersi. Lei è convinta che lui abbia scelto un bassotto come migliore amico perché tra tutti gli esseri viventi è il più lontano dal cielo… per questo può capirlo.

La cantastorie che vaga per la sala con la sua chitarra elettrica, ride di rado e osserva tutti in silenzio. Conosce ogni angolo del viso di chi cammina in quella stanza. Conosce i segreti delle righe bianche e nere della ragazza con i capelli impigliati nel sole e la storia dell’uomo con i pantaloni dai mille colori. Dicono che sia nato già grande, in piena notte, e si sia attaccato addosso qualsiasi pezzo di stoffa trovasse in giro per capire come potrebbe essere un arcobaleno notturno.

In questa stanza, che non si sa bene dove sia e come ognuno di loro sia arrivato lì, si festeggia la bellezza di chi non ha mai cercato di dare una definizione alla normalità e quindi non conosce alcuna assurdità. Lì, ai piedi di quella poltrona, ogni spiegazione è superflua e tutto diventa perfetto.

Perfetto e colorato.

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