MILLEAMORI – APPUNTI DI VIAGGIO

ep. 07 – Un posto vuoto pieno di gente

Autori:
concept e fotografie di Alessandro Baglioni – testi: Vanessa Bellan
Location: La Vecchia Fonte – Campiglia Marittima

Amélie leggeva distesa sulla solita coperta rossa adagiata sul solito prato vicino a casa; un paio di volte alla settimana si metteva lì per qualche ora a leggere l’ennesimo libro.

La sua migliore amica, passando da quelle parti, la vide e disse che sembrava la perfetta scena di un film, mancava solo una bicicletta con il cestino di paglia sullo sfondo. Peccato che Amélie odiasse andare in bicicletta, aveva imparato tardi e male e, a causa del suo vagare troppo con la testa, saltando da un pensiero all’altro, aveva raddrizzato diverse curve per fortuna senza mai farsi troppo male, fino all’ultima volta che a farsi male era stata la bicicletta.

“Dove hai la testa?”, si sentì chiedere.

A quella domanda, che si era posta milioni di volte invano, alzò lo sguardo dal libro.

Eccolo lì, davanti a lei, il suo fidanzato Ramondo Ray a cui ancora non aveva comprato il regalo di compleanno.

“…Perché?“, rispose.

Dobbiamo cercare una sistemazione per mia zia che viene a trovarmi, ti ricordi? Sono venuto a cercarti a casa ma non c’eri. Dai, alzati, ho trovato un posto carino in cui farla alloggiare

Il suo fidanzato è sempre stato tutto il contrario di lei, stanno insieme da due anni e sono felici ma hanno due personalità completamente diverse.

Lei insegue le farfalle e lui le ricorda che tanto vivono solo un giorno, lei mangia un gelato, cinque biscotti e una fetta di torta, lui dodici panini con prosciutto cotto e fontina, lei ha quattro gatti in casa, lui è cresciuto con un alano.

Spesso si complicano la vita a vicenda, ma lei è stata il posto in cui lui si è salvato e lui il posto in cui lei è tornata a sorridere e hanno capito fin da subito che vale di più una vita impossibile in un posto da mozzare il fiato a una vita possibile in un posto qualunque.

“Quanto manca?”

“Siamo arrivati, ecco il posto: si chiama La Vecchia Fonte.”

Amélie rimase incantata da quel luogo e il suo stupore aumentò una volta entrata.

Si sentì come trasportata in un’altra epoca, improvvisamente immaginò una carrozza fermarsi davanti all’ingresso e una donna con un enorme cappello bianco entrare dentro e sedersi a fare colazione accanto al camino, sorseggiando del tè appoggiata con un gomito al tavolo di legno.

Poi immaginò un uomo appena sceso dalla montagna, stanco e soddisfatto, aggirarsi in quel luogo come se ci fosse stato già milioni di volte, lo osservò appendere la sua borraccia vicino alla porta rossa che spiccava nella stanza e poi prendere un libro dalla libreria e sparire.

Intravide anche uscire dai suoi pensieri un marinaio, salutare con aria affabile la signora dall’enorme cappello e posare una statuetta a forma di faro su uno scaffale e andare via come a volerle dire senza fiatare “Ricordati di me e del luogo in cui ti aspetterò”.

C’erano milioni di vite e di storie che le affollavano la mente mentre spostava lo sguardo da una tegola all’altra, da una finestra a un piatto, da una piccola locomotiva alla pila di libri poco più in là: quel posto era vivo.

Ray, il suo fidanzato la svegliò da quel sogno a occhi aperti.

“Vado a sentire se hanno una stanza”, le disse.

“Va bene.”

“Tutto a posto?”, incalzò lui.

“Questo luogo è pieno di gente…”

“Veramente non c’è nessuno.”

“Se ti ostini a cercare persone in carne e ossa continuerai a imbatterti in luoghi mezzi vuoti”

Ray non disse niente e sorrise, Amélie lo guardò con la coda dell’occhio: sapeva che non approvava le sue stranezze, ma ogni tanto riuscivano a stupire pure lui e a lasciarlo senza parole.

Andarono a parlare con il proprietario e mentre concordavano per la stanza della zia, da una finestra Amélie lo vide.

Stava salendo su una bicicletta di ferro battuto con indosso una giacca celeste chiaro e una borsa a tracolla in pelle troppo grossa per contenere solo lo stretto necessario.

“Conosce quell’uomo?” chiese al proprietario della locanda.

Il signore con cui Ray stava parlando si voltò verso la finestra e guardò nel punto indicato da Amélie, ma Ed Paprika era già troppo lontano per poter scorgere una figura riconoscibile.

“Mi dispiace signorina, ma è troppo lontano.”

“Ha legato la bicicletta proprio lì davanti…”

“Molti vengono qui in bicicletta, siamo immersi nel verde.”

Ray la richiamò all’ordine con una gomitata: “Dai, andiamo, ho prenotato.”

Salutarono il proprietario e uscirono.

“…si può sapere che ti prende? Questo posto ti ha dato alla testa? Vedi ovunque gente che non esiste!”

Amélie fissò La Vecchia Fonte, ripensò all’uomo venuto dalla montagna, alla donna con il cappello bianco, al marinaio innamorato e poi a Ed Paprika, molto più in gamba di lei ad andare in bicicletta.

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