IN POSA

PER SEMPRE

Fotografo: Alessandro Baglioni – Testo: Vanessa Bellan
Cerimonia e riceviemtno: Mariva Restaurant, San Vincenzo – Livorno

“(…) Scatta una foto, senza flash, anzi no, mettilo perché in questa stanza c’è poca luce.
Sorridi, fai una smorfia, io forse avevo gli occhi chiusi, togliti il cappello, mettiti i baffi di cartone, tu gli occhiali da sole.
Io sto a destra, io invece inclino la testa, c’è una papera di gomma vestita da sposa e una vestita da sposo, appoggiale sulla testa, non ridere troppo, tu non fare lo sguaiato, sto per cadere in questa posizione, non sento più la mano destra
(…)”

Esistono tanti tipi di foto e la maggior parte di noi preferisce quelle spontanee, quelle che ci colgono di sorpresa, in un momento di grande emozione e spontaneità.
Esistono però alcune foto che si distinguono dalle altre per una bizzarra comicità di fondo: le foto in posa.

No, non quelle delle riviste patinate o dei ritratti d’autore, ma quelle in cui tentiamo di dare il meglio di noi stessi, dove ci mettiamo in gioco con una buona dose di autoironia e ci prendiamo in giro giocando a fare gli attori o i modelli.
Ecco, io amo quelle foto, perché guardandole sembra di sentire tutti quei commenti che ognuno di noi fa mentre tenta di rimanere immobile (o di trovare la giusta posizione) durante lo scatto.

Quando bisbigliamo alla persona accanto con i denti serrati nel nostro sorriso e quella non capisce assolutamente niente di quello che vorremmo dirle finché non scoppia a ridere oppure, per trattenersi, si produce in una smorfia buffa.
Quelle foto che, quando le andiamo a rivedere, ci fanno dire:
Tre ore per uno scatto e questo è il risultato migliore che siamo riusciti ad ottenere, figurati come poteva essere il peggiore.”
Insomma, le foto in posa, sono quelle in cui qualcuno ha sempre qualcosa da ridire, però, alla resa dei conti, sono anche le foto che portano con sé un significato profondo:
Voglio ricordarmi per sempre com’è stare accanto a te
Le foto in posa non capitano per caso, si sceglie di farle, si sente la necessità di non farsi scappare l’occasione di essere per sempre insieme da qualche parte.
Le foto in posa possono sembrare artefatte, poco naturali e invece sono paradossalmente le più vere, perché abbiamo creato noi l’occasione, il momento in cui ci siamo impegnati a sorridere insieme.
A nessuno importa il risultato, se c’è una bocca storta o un occhio più chiuso: chi è al nostro fianco il quel momento ci ha osservato così tante volte che lo sa che abbiamo una bocca perfetta e due occhi della medesima grandezza e anzi, con ogni probabilità, ci ha visti appena svegli e ha fatto finta di nulla, quindi i difetti di quella foto, sono solo un ulteriore ricordo da condividere.

Grazie a Liz e Richard che con le loro “polaroid” mi hanno ricordato che i “sorrisi impegnati” e i “sorrisi capitati” custodiscono la stessa bellezza.

POSING TOGETHER

FOR EVER

Wedding photographer: Alessandro Baglioni – Story teller: Vanessa Bellan
Ceremony and reception: Mariva Restaurant San Vincenzo, Livorno

“(…) Take a picture, without flash, actually, no, use the flash because there is not enough light in this room. Smile, make a funny face, I think my eyes were closed, take off your hat, put on the cardboard mustache, and you, the sunglasses.

I want to be on the right-hand side. I’ll lean my head close to you. There is a rubber duck dressed like a bride and one dressed like a groom, put them on your head. Do not laugh too much, and you try not to be vulgar, I’m about to fall in this position, I’ve lost all feeling in my right hand (…)”

There are many different types of photographs and most of us prefer the spontaneous ones, the ones that catch us by surprise in a moment of great emotion and spontaneity.

There are however, some photographs, which distinguish themselves from others for a bizarre, comical background: the famous pictures in pose.

No, not those of glossy magazines or author bio shots, but those in which we attempt to bring out the best in us, where we put it all on the line with a strong dose of self-irony, making fun of ourselves as we pretend to be actors or models.

I love those pictures, because in observing them, I can almost hear all the comments that each of us makes as we try to remain immobile (or try to find the perfect position) while shooting.

When we whisper to the person next to us with the infamous clenched-teeth smile and he doesn’t understand a word we say to the point where he doubles over in laughter; or when on the other hand, to avoid laughing to ruin the photo, his smile results in an immortalized funny face.

Those photographs that when we go to see them, make us say:

“Three hours for a shot and this was the best we could do, I can’t imagine how it could have been any worse.”

In short, the posing shots are those in which someone always has something to criticize, but in the end, they are also the pictures that hold the most meaning:

“I always want to remember what it means to be by your side”.

The photos in pose do not happen by chance, we choose to take them. We feel the necessity to seize the occasion to be together forever… somewhere.

The contrived posing pictures may seem artificial; instead, they are paradoxically the most real, because we create the occasion, the moment in which we commit to smiling together.

No matter the outcome, whether there is a crooked grin or one eye slightly closed, the person standing next to you at that moment has seen you so many times that he knows that you have a perfect mouth and two eyes the same size. It is also quite probable that he has seen you with bedhead and pretended it was nothing. Therefore, the defects of that picture are yet another shared memory.

Thank you to Liz and Richard who with their “polaroid shots” reminded me that “committed smiles” and “spontaneous smiles” preserve the same beauty.

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